Iguana

Per chi si annoia al solo pensiero di dover allevare un micio, un cane o un coniglio, e dispone di un’abitazione molto spaziosa, una soluzione originale per dare alla casa la vivacità della presenza di un animale domestico può essere quella di adottare un’iguana. Il suo aspetto da dinosauro preistorico sicuramente non ispira la stessa dolcezza degli occhioni di un cucciolo, ma anche questo rettile è capace di dimostrare affetto al proprio padrone, a suo modo, e ha bisogno di essere coccolato ed accarezzato. È un animale molto impegnativo da gestire, sia per le cure – anche costose – che richiede, sia per l’aggressività che, una volta adulto, spesso manifesta.

Iguana (©panthermedia.net/ mongkol chakritthakool)

Iguana (©panthermedia.net/ mongkol chakritthakool)

Nonostante sembri corazzato, anche questo lucertolone ha bisogno di cure costanti e delle adeguate precauzioni per vivere felicemente nei nostri stessi spazi. Innanzitutto occorre predisporre la “cuccia”, vale a dire il terrario, che ricrea in piccola scala il loro ambiente naturale: il contenitore deve essere sufficientemente ampio, dai 2 ai 3 metri di lunghezza, e circa 2 metri di altezza, tenendo presente che gli esemplari maschi possono diventare in cattività lunghi fino a 1,80 metri, e perciò le misure del terrario andranno ampliate man mano. All’interno il contenitore deve essere tenuto ben caldo, con riscaldamento dall’alto – nella parte ventrale l’iguana non è altrettanto protetto dal calore – e umido, prevedendo anche delle aperture per il ricambio dell’aria. Per quanto riguarda l’alimentazione, l’iguana è erbivoro, perciò ha bisogno di verdura e frutta in quantità, ma anche di acqua sia per bere che per immergersi di tanto in tanto. Una delle difficoltà dell’allevamento risiede nel trovare il giusto equilibrio negli alimenti che apporti all’animale le sostanze di cui ha bisogno, senza ricorrere a cibi proteici, che non sono adatti al suo organismo. Prima dell’acquisto, è bene verificare inoltre che nella propria zona vi sia un veterinario specializzato in rettili.

Sterilizzazione: che fare?

Tutti coloro che hanno in casa un amico a quattro zampe, cane o gatto, prima o poi si trovano ad affrontare il dilemma: dovrei sterilizzarlo? Non è un atto di crudeltà nei confronti del mio animale domestico, non si troverà dopo a manifestare problemi come il prendere peso o l’incontinenza?

Cane e gatto (©panthermedia.net/ Mark Tilly)

Cane e gatto (©panthermedia.net/ Mark Tilly)

Ogni volta che si hanno dubbi del genere, sarebbe bene rivolgersi al proprio veterinario di fiducia. Tuttavia è anche bene avere presenti alcune nozioni di carattere generale sui nostri compagni di vita. Non bisogna infatti cedere all’istinto di antropomorfizzare cani e gatti, credendo che abbiano esperienza della vita sessuale allo stesso modo degli esseri umani. La natura ha infatti predisposto che un paio di volte l’anno gli esemplari femmina di queste specie entrino nel periodo del calore, o estro, e che i maschi siano altamente ricettivi verso tale stato, diventando in certi casi molto aggressivi o con comportamenti fastidiosi (ad esempio il gatto maschio tende a marcare il territorio con le proprie urine), al solo scopo di riprodursi. Se lasciati liberi, essi darebbero vita ad un numero impressionante di cucciolate, aggravando fenomeni già presenti nel nostro Paese come il randagismo.

La sterilizzazione consente invece non soltanto di controllare il numero delle nascite, ma di evitare nell’animale lo stress legato ai periodi di estro, ed inoltre prevenire una serie di patologie molto gravi come i tumori che insorgono negli organi riproduttivi. Il procedimento consiste nell’asportazione di tali organi (castrazione o ovariectomia) tramite intervento presso un veterinario qualificato – in anestesia totale, perciò non provoca dolore – preferibilmente quando l’animale ha tra i 6 e gli 8 mesi. In questo modo aumenteremo l’aspettativa e la qualità di vita dei nostri adorati cani e gatti.

Gatto anziano

© JcJg Photography - Fotolia

© JcJg Photography - Fotolia

Un’ottima notizia per coloro che posseggono un gatto: la vita media dei gatti sta aumentando sempre di più, ma attenzione, stiamo parlando solo dei gatti domestici. I gatti che vivono fuori dalle mura domestiche e che quindi sono soggetti a malattie infettive e a incidenti vivono in media molto meno. Un gatto domestico arriva mediamente ai quindici anni, altri addirittura raggiungono i venti anni. Un gatto si può definire anziano più o meno quando supera i dieci anni. A partire da quest’età il gatto deve ricevere più attenzioni ed essere seguito regolarmente dal veterinario.

Quali sono i sintomi di invecchiamento del gatto? Vi accorgerete che il vostro gatto inizia ad invecchiare quando i suoi movimenti non saranno più agili come una volta. In alcuni casi il gatto anziano potrebbe anche dimagrire o, più frequentemente, ingrassare perché invece di muoversi preferiscono dedicarsi al sonno. Un altro segno di invecchiamento si vede nelle pupille velate e nell’iride molto “pieghettata”. Cosa potete fare voi proprietari per rendere al vostro gatto questo periodo di vita il più piacevole possibile? Innanzitutto è importante portare il vostro micio regolarmente dal veterinario. Ogni anno sarà indispensabile un check up completo che comprende una visita clinica, esame del sangue, eventuali radiografie e ogni altro accertamento che si ritenga necessario. Un problema che si verifica con una certa frequenza è l’insufficienza renale. Fate quindi sempre degli accertamenti per controllare l’attività renale. Il gatto è un animale molto abitudinario e più avanza l’età e meno avrà voglia di cambiare il suo stile di vita. Cercate quindi di evitare possibili fonti di stress, come un trasloco o una vacanza. Il gatto non ama essere trasportato, cercate quindi di lasciarlo se possibile nel suo ambiente e di evitare spostamenti. 

Gatto non svezzato: che fare?

È facile in Italia trovare per strada un gattino non svezzato. I cuccioli possono facilmente perdere la mamma a causa di maltempo oppure vengono purtroppo abbandonati da noi umani. Se si trova un gattino non svezzato è bene intervenire subito perché potrebbe non essere in grado di sopravvivere alla distanza dalla mamma.

© Magalice - Fotolia

© Magalice - Fotolia

È importante seguire i consigli degli esperti perché un gattino ha bisogno di più attenzioni e di alcune regole basilari per crescerlo in salute. Una delle cose più importanti è il calore, dato che un cucciolo fino alla terza settimana di vita non è in grado di regolare da solo la sua temperatura corporea. La temperatura corporea troppo bassa potrebbe avere delle conseguenze devastanti per il cucciolo felino. Necessita quindi di una fonte di calore costante. La cosa migliore è recarsi in farmacia e comprare dei termofori elettrici che normalmente si utilizzano per i dolori articolari. Questi termofori permettono di mantenere una temperatura costante che invece altri mezzi come i maglioni e le coperte di lana non offrono. Come noi umani, anche i gattini hanno bisogno di mangiare regolarmente, con un intervallo tra un pasto e l’altro che varia da 2 a 6 ore a seconda dell’età. Questa regola è indispensabile per evitare il calo glicemico. L’alimentazione deve essere, durante tutto il primo mese di vita, a base di latte apposito in polvere per cuccioli non svezzati. È anche consigliabile il latte di capra intero. Il latte somministrato deve avere una temperatura di 38 gradi. Il gattino deve mangiare al giorno il 25-30% del suo peso corporeo seguendo attentamente gli orari. Il latte va somministrato con il biberon o con una siringa. Un’altra regola fondamentale da seguire è la somministrazione di antibiotici dato che un cucciolo rimasto orfano non ha la copertura degli anticorpi della madre che dovrebbe ricevere giornalmente con il latte. È per questo indispensabile recarsi immediatamente da un veterinario nel caso si trovasse un cucciolo per strada.