Vaccinazione del gatto

© Marty Haas - Fotolia

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Il latte materno, come già riferito nell’articolo precedente “Gatto non svezzato: che fare?”, ha un altissimo potere immunologico. Dopo lo svezzamento gli anticorpi permangono nei cuccioli ancora per circa una settimana. Dato che normalmente si adottano i gatti intorno alla ottava o nona settimana di vita, quindi quando la protezione di origine materna viene a mancare, è importante recarsi subito dal veterinario e sottoporre il nuovo cucciolo ai vaccini necessari.

Adottare un gatto è una decisione importante e comporta una serie di responsabilità da non sottovalutare. Soprattutto tutelare la sua salute è un compito di grande importanza. Fino a quando non si è completato il ciclo vaccinale, che garantisce una protezione, è opportuno non mettere il proprio micino in contatto con altri gatti non vaccinati. Le vaccinazioni permettono di immunizzare il micino contro malattie molto gravi, a volte addirittura incurabili. Le vaccinazioni proteggono il gatto da malattie infettive e, come anche negli esseri umani, stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi.
I gatti che comunemente escono di casa sono più a rischio dato che entrano più facilmente in contatto con virus e/o batteri. Questi gatti dovrebbero sottoporsi alla vaccinazione completa. Si consiglia di fargli fare il cosiddetto vaccino “pentavalente”, che tutela il gatto da numerose malattie: la Panleucopenia, Rinotracheite infettiva, Calcivirus, Leucemia felina e Clamidiosi.
Per il gatto “domestico”, che quindi non entra in contatto con altri animali e non esce di casa, è consigliabile il vaccino “trivalente”. Questo tipo di vaccino è obbligatorio e protegge il gatto dalle seguenti malattie: la Panleucopenia, Rinotracheite infettiva e la Calciviris.
La vaccinazione antirabbica è obbligatoria solo in caso di espatrio o nei Comuni dove si sono verificati casi di rabbia in precedenza.