Il panda gigante

Panda gigante (© wusuowei - Fotolia)

Panda gigante (© wusuowei - Fotolia)

Dolce, buffo, tenero, dallo sguardo irresistibile: il panda gigante è questo e tanto altro. É un animale che vive nelle foreste di bambù, specialmente nelle zone della Cina Occidentale, tra le foreste da 1800 fino a 3000 metri di altitudine. Sono zone con climi freddi e umidi, con vegetazione sempreverde che offrono al nostro panda tutto ciò di cui ha bisogno, in primis cibo.

Si, perché la particolarità del panda é che pur essendo carnivoro, in realtà non mangia carne, in questo é molto simile agli orsi. Mangia piccoli insetti o animaletti, quali lucertole o roditori, ma niente di più. Ecco perché il panda si nutre praticamente tutto il giorno, dovendo dare al suo corpo l’apporto energetico giusto, non dimentichiamo che l’animale è lungo tra i 120 e i 150 cm e può pesare dai 75 kg ai 160 kg. Basti pensare che consuma circa 15 kg al giorno di bambù, l’elemento di cui si nutre per il 99% nella sua alimentazione. Caratterialmente il panda é un amante della solitudine, vive nella sua tana e non va in letargo in inverno. Le sue giornate ruotano intorno all’approvvigionamento del cibo o al suo consumo, solo dopo il parto il panda femmina digiuna e attende che il piccolo sia cresciuto un po’ per andare a procacciarsi il cibo.

Raggiungono la maturità sessuale intorno al quarto e il sesto anno di vita (possono raggiungere anche i trent’anni di vita) e il lor periodo riproduttivo dura appena da una fino a tre settimane l’anno, di solito in concomitanza con la primavera. La mamma in genere partorisce fino a tre cuccioli, ma ne sopravvive solo uno. Oggi i panda giganti vivono un serio pericolo, legato alla loro estinzione, dettata da una deforestazione selvaggia e dal bracconaggio (per saperne di più)

Iguana

Per chi si annoia al solo pensiero di dover allevare un micio, un cane o un coniglio, e dispone di un’abitazione molto spaziosa, una soluzione originale per dare alla casa la vivacità della presenza di un animale domestico può essere quella di adottare un’iguana. Il suo aspetto da dinosauro preistorico sicuramente non ispira la stessa dolcezza degli occhioni di un cucciolo, ma anche questo rettile è capace di dimostrare affetto al proprio padrone, a suo modo, e ha bisogno di essere coccolato ed accarezzato. È un animale molto impegnativo da gestire, sia per le cure – anche costose – che richiede, sia per l’aggressività che, una volta adulto, spesso manifesta.

Iguana (©panthermedia.net/ mongkol chakritthakool)

Iguana (©panthermedia.net/ mongkol chakritthakool)

Nonostante sembri corazzato, anche questo lucertolone ha bisogno di cure costanti e delle adeguate precauzioni per vivere felicemente nei nostri stessi spazi. Innanzitutto occorre predisporre la “cuccia”, vale a dire il terrario, che ricrea in piccola scala il loro ambiente naturale: il contenitore deve essere sufficientemente ampio, dai 2 ai 3 metri di lunghezza, e circa 2 metri di altezza, tenendo presente che gli esemplari maschi possono diventare in cattività lunghi fino a 1,80 metri, e perciò le misure del terrario andranno ampliate man mano. All’interno il contenitore deve essere tenuto ben caldo, con riscaldamento dall’alto – nella parte ventrale l’iguana non è altrettanto protetto dal calore – e umido, prevedendo anche delle aperture per il ricambio dell’aria. Per quanto riguarda l’alimentazione, l’iguana è erbivoro, perciò ha bisogno di verdura e frutta in quantità, ma anche di acqua sia per bere che per immergersi di tanto in tanto. Una delle difficoltà dell’allevamento risiede nel trovare il giusto equilibrio negli alimenti che apporti all’animale le sostanze di cui ha bisogno, senza ricorrere a cibi proteici, che non sono adatti al suo organismo. Prima dell’acquisto, è bene verificare inoltre che nella propria zona vi sia un veterinario specializzato in rettili.

Caretta caretta

Tra le specie di tartarughe, la caretta caretta è la più diffusa nel Mar Mediterraneo ed è conosciuta anche con il nome di tartaruga marina comune. È carnivora e vive tra le zone superficiali del mare aperto e tra i fondali bassi. È sulla sabbia che le femmine depositano le uova durante la notte, compiendo lunghe migrazioni tra le zone in cui si alimentano e quelle dedicate alla riproduzione.

©panthermedia.net/Kirill Zdorov

©panthermedia.net/Kirill Zdorov

Dopo due mesi circa le uova si dischiudono e i piccoli raggiungeranno la maturità intorno all’età di 20-30 anni. Il piccolo esce dal guscio grazie alla presenza del “dente da uovo” una struttura che poi verrà riassorbita. Biologicamente le neonate tartarughe sono programmate in maniera tale da dirigersi automaticamente verso la zona più luminosa, il mare appunto per il riflesso delle stelle e della luna sulla sua superfice. Il problema sorge quando le fonti d’illuminazione artificiale create dall’uomo vanno a costituire motivo di disorientamento per i neonati. Uno dei tanti problemi legati all’attività umana che ha portato la caretta caretta a essere seriamente minacciata e a trovarsi al limite dell’estinzione, tanto da essere inserita dall’IUCN nella categoria di minaccia EN-Endangered. Anche la cosiddetta antropizzazione delle spiagge infatti incide negativamente sulla possibilità per le nostre amiche tartarughe di deporre tranquillamente le uova e tornarsene in mare, così come la pesca, che rappresenta un gravissimo problema, dato che rimangono spesso impigliate negli attrezzi utilizzati dai pescatori.

Generalmente le tartarughe nidificano nelle zone orientali, in particolare in Grecia, Turchia, Cipro e la Libia, in Italia l’attività del WWF per fortuna preserva zone in cui possono nidificare in pace e ha attivato dei Centri di Recupero per tutelare le longeve creature.

I porcellini d’India

 

Amatissimo dai bambini il porcellino d’India è un compagno tenero e facile da accudire. Appartiene alla famiglia dei roditori così come i topi, gli scoiattoli e le marmotte, vive nella grandi distese argentine o brasiliane in piccoli gruppi. Sono animali lenti, che per sfuggire al pericolo preferiscono rintanarsi in una cavità in cerca di riparo. Essenzialmente erbivori, anche nell’alimentazione domestica al porcellino non deve mai mancare una fonte di vitamina c, oltre a verdure ben lavate e a temperatura ambiente. Il loro peso non supera quasi mai il kilogrammo e in cattività riescono a vivere fino 8 anni, a differenza dei 3-4 anni all’aperto.

© Osterland - Fotolia

© Osterland - Fotolia

Di particolare interesse è la comunicazione tra porcellini che si basa su segnali acustici, simili a squittii associati ad un preciso messaggio. Vengono utilizzati anche i messaggi olfattivi, specialmente nel periodo della riproduzione. Questa inizia già intorno ai due mesi di vita e dura sessanta giorni, al termine della quale può nascere un numero variabile tra 1 a 6 cuccioletti, già ricoperti di pelo. A casa i porcellini hanno bisogno di una loro gabbietta, ampia ovviamente, in cui mangiare, bere e rintanarsi in una sorta di “casetta”; anche la temperatura è importante e non dovrebbe mai superare i 26 gradi, ricordatevi inoltre di spazzolare a lungo i vostri animaletti se a pelo lungo. L’unico problema legato alla libera circolazione dei porcellini in casa è legato alla presenza dei loro 20 dentini, che potrebbero rosicchiare la vostra mobilia. Quindi sorvegliateli. Un ultimo accenno a un risvolto tragico che investe il mondo dei porcellini d’India, così erroneamente chiamati per via della convinzione di Cristoforo Colombo di aver trovato, invece che il Nuovo continente, le Indie.

Gli indios infatti utilizzavano un termine da cui oggi deriva “cavia”, sinonimo di porcellino d’India. Questi teneri animaletti vengono infatti utilizzati nel campo della ricerca scientifica per effettuare test di laboratorio, una pratica che aborriamo con sdegno e che ci auguriamo venga presto definitivamente vietata.

La specie dei Fringilla

Tra i volatili di piccole dimensioni quelli della famiglie dei Fringuelli sono sicuramente tra i più conosciuti. Il corpo è slanciato e pesa tra i 19 e i 23 grammi, nidifica in tutta Europa, nelle isole Atlantiche e in Asia Occidentale e passa l’inverno nel bacino del Mediterraneo. Si nutre prevalentemente di germogli e semi, così come di piccoli insetti e ragnetti e inizia a riprodursi da aprile fino a giugno. Le uova deposte sono in media 4-5 e vengono covate per un massimo di 13 giorni, i piccoli lasciano il nido dopo i primi 15 giorni dalla nascita. Il gruppo di appartenenza è quello dei passeriformi gregari, ciò significa che non rimangono chiusi nel loro gruppo, ma si aggregano anche con altre specie, prima fra tutte quella della Peppola.

© Davigiu - Fotolia

© Davigiu - Fotolia

Anche per questo uccello le dimensioni rimangono piuttosto ridotte e si differenzia dal Fringuello per la colorazione delle penne che vanno dall’ala all’attaccatura del corpo che sono arancioni, mentre nel fringuello sono grigio-blu. Differenze nel colore si notano anche per quanto riguarda la femmina e i suoi colori sul petto e sul groppone. Tipica del Nord Europa, la Peppola popola anche le aree sub-artiche della Siberia e si unisce agli stormi dei fringuelli durante la migrazione o lo svernamento.

Vogliamo citare un altro fringuello in questa breve carrellata, dai bellissimi colori, molto frequente nelle isole Canarie: il fringuello blu. Il colore del suo piumaggio rende questo uccellino particolarmente attraente; il pigmento dominante è l’eumelanina nera che grazie alla diffrazione della luce, assume sfumature davvero belle. A differenza della Peppola e del Fringuello comune, quello blu è lungo 19 cm e dispone di un becco più sviluppato, per via delle sue abitudine alimentari che lo vedono prediligere, oltre agli insetti, i semi di pino, generalmente di difficile estrazione.

Petauri dello zucchero

Hanno riscosso un notevole successo anche come animali domestici, una specie di scoiattoli tutt’altro che comune. Sono i piccoli “petauri dello zucchero”, ovvero gli scoiattoli volanti, grandi amanti proprio dello zucchero. La loro origine è da ricercare nelle terre dell’Australia e della Nuova Zelanda e si differenziano dai loro cugini scoiattoli volanti, per il gruppo di appartenenza. Gli scoiattoli volanti appartengono, infatti, al gruppo dei roditori, i petauri appartengono all’ordine dei marsupiali.

© ChristianFallini - Fotolia

© ChristianFallini - Fotolia

I piccoli marsupiali volanti dispongono di una sottile membrana che unisce le zampe anteriori a quelle posteriori e che funge così come una sorta di paracadute, quando saltano da un albero all’altro, mentre la lunga coda funge da timone. Sarebbe, infatti, non esatto attribuire loro la capacità del volo attivo, peculiarità questa propria solo dei volatili in senso stretto; gli unici mammiferi in grado di planare – quindi anche in questo caso non esattamente di volare – sono i pipistrelli. Come i pipistrelli anche i petauri sono animali notturni, periodo in cui vanno a caccia e saltano da un ramo all’altro in gruppo, essendo creature estremamente socievoli.

Ecco perché se si decidesse di “adottare” un petauro come animaletto domestico bisogna ricordarsi di affiancarne anche un altro; la solitudine per un petauro potrebbe, infatti, rivelarsi mortale. Ricordiamo che tenere in casa un animale nato libero e selvaggio richiede un grandissimo senso di responsabilità; l’habitat naturale non può essere infatti riprodotto in cattività, ma si deve evitare di lasciare incustoditi i petauri (potrebbero causare danni alle cose e alle persona, per via delle unghie affilate), tanto meno ovviamente rinchiuderli in gabbia.

È stato dimostrato che la vita media di un petauro marsupiale volante si allunga sensibilmente in stato di cattività, raggiungendo i 15 anni di età, a fronte dei 4 se lasciati in natura. Riflettete bene prima di decidere di prendere dei petauri (così come qualsiasi animale del resto), una volta accolti in casa saranno veri e propri membri attivi della vostra famiglia, da trattare sempre nel massimo del rispetto.