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Marta Avanzi, Med. Vet.
Encephalitozoon (Nosema)
cuniculi
è un
microscopico parassita appartenente alla famiglia dei
Microsporidi. E’ costituito da una sola cellula, e vive
all’interno delle cellule degli animali che infesta.
Colpisce in modo prevalente il coniglio, ma
occasionalmente anche altre specie. L’infezione è stata
infatti segnalata in uccelli, topo, cavia, criceto,
cane, gatto scimmie e uomo, tuttavia raramente si
manifesta in forma grave nelle specie diverse dal
coniglio. L’infezione è invece molto seria nelle persone
affette da AIDS, a causa della grave compromissione del
loro sistema immunitario.
Trasmissione
L'infezione avviene per via orale,
prevalentemente con l'ingestione di cibo contaminato da
urine infette. Il parassita si replica all'interno delle
cellule, che al termine del ciclo riproduttivo si
rompono, stimolando una reazione infiammatoria. Gli
organi colpiti sono principalmente i reni e il cervello,
e talvolta il fegato e il cuore. Il feto può essere
infettato durante la gravidanza; in questo caso il
parassita può invadere il cristallino dell'occhio del
feto, e di conseguenza dopo la nascita si verifica
un'infiammazione dell'iride e una cataratta (che
consiste in un opacamento del cristallino, la lente
trasparente dell'occhio).
3-4 settimane dopo il contagio si trovano
in circolo anticorpi prodotti dall'organismo del
coniglio contro il parassita, mentre le spore (la forma
di diffusione del parassita) si rinvengono nelle urine a
partire da 4 settimane dopo l'infezione per un periodo
di due mesi.
I conigli infetti eliminano il parassita
con le urine, che sono la fonte dell'infezione per gli
altri animali. Altre forme di trasmissione sono
presumibilmente legate all'infestazione di parassiti
interni ed esterni. Per i conigli giovani la fonte di
infezione più probabile è costituita dall'urina della
madre infetta. Un coniglio da compagnia alloggiato in
casa, senza contatti con altri animali, ha poche
probabilità di infettarsi. Il coniglio può contrarre la
malattia non solo dai compagni di gabbia, ma anche da
roditori o conigli selvatici.
Cessata la produzione di spore, il
coniglio non è più infettante, ossia non è più in grado
di trasmettere la malattia.
E' improbabile che un coniglio adulto sano sia
contagioso (vale a dire, che elimini il parassita con le
urine). I conigli sotto i quattro mesi di età possono
invece aver contratto il parassita dalla madre e quindi
possono essere eliminatori di spore con le urine, anche
in assenza di segni clinici evidenti. Pertanto è una
buona norma di profilassi tenere isolati i coniglietti
appena acquistati da eventuali altri conigli presenti in
casa, finchè non hanno raggiunto i 5 mesi di età.
Segni clinici
I segni clinici causati da E. cuniculi
possono variare da infezioni del tutto asintomatiche (il
coniglio ospita il parassita ma questo non gli provoca
alcun sintomo), allo sviluppo di sintomi gravissimi,
fino alla morte. I segni clinici sono, per la maggior
parte, causati dalle lesioni cerebrali e renali, meno
spesso da quelle epatiche, cardiache e del cristallino.
Le lesioni possono localizzarsi in
qualunque area del sistema nervoso centrale (cervello e
spina dorsale), e secondo l'area colpita si avranno
diversi sintomi: morte improvvisa, convulsioni,
incoordinazione, torcicollo, paresi o paralisi, sordità.
Sintomi più lievi sono rappresentati da movimenti
anormali dei globi oculari (nistagmo) o lievi
oscillazioni del corpo quando l'animale è a riposo.
Talvolta il coniglio manifesta alterazioni del
comportamento. Il sintomo più comune è rappresentato da
lesioni di tipo vestibolare (correlate al centro
dell'equilibrio) che vanno da una semplice inclinazione
della testa ("torcicollo"), all'incapacità di restare in
piedi e al rotolamento da un lato.
Sintomi di questo tipo non sono tuttavia
specifici, vale a dire non compaiono solo nell'encefalitozoonosi,
ma possono essere causati da altre malattie, prima di
tutte la pasteurellosi (infezione batterica da
Pasterurella multocida), ma anche toxoplasmosi
(infezione parassitaria da Toxoplasma gondii),
tumori cerebrali, traumi, otiti (infezioni
dell'orecchio). I segni renali sono rappresentati da
poliuria (aumento della quantità di urina) e polidipsia
(aumento della sete), anche questi non specifici di
encefalitozoonosi.
La diagnosi definitiva non può essere
eseguita nell'animale in vita, e può essere solo
ottenuta con l'autopsia ed esami di laboratorio
(coltura, esame istologico del tessuto cerebrale o
renale).
Diagnosi
Come già detto nell'animale in vita di
solito non è possibile distinguere tra le varie cause di
lesioni cerebrali, anche se i segni neurologici possono
essere suggestivi delle diverse forme. E' possibile
eseguire, da un prelievo di sangue, un test di
laboratorio specifico per l'encefalitozoonosi, tramite
la misurazione degli anticorpi prodotti dal coniglio
contro il parassita. Tuttavia la rilevazione di tali
anticorpi, anche se suggestiva, non rappresenta una
diagnosi di certezza. La presenza di anticorpi indica
infatti che c'è stata un'esposizione al parassita, ma
non necessariamente che è questo a provocare i sintomi
osservati, che possono essere in teoria dovuti ad altre
patologie. Inoltre è dimostrato sperimentalmente che non
c'è una relazione diretta tra la presenza di anticorpi e
la presenza del parassita nel tessuto cerebrale, e
neppure una relazione diretta tra la quantità di
anticorpi (il titolo anticorpale) e la quantità di
parassiti presenti. Uno studio condotto negli Stati
Uniti ha dimostrato la presenza di anticorpi contro
E. cuniculi nell'80% dei conigli da compagnia
normali. Questi elementi rendono il test di limitata
utilità nel coniglio da compagnia. L'utilità del test è
invece indubbia se il risultato è negativo, perché
permette di escludere dalla lista delle diagnosi
differenziali l'encefalitozoonosi.
Gli animali infetti eliminano il
parassita per via renale, quindi un esame delle urine
può permettere talvolta di fare diagnosi di
encefalitozoonosi. Un esame negativo non permette di
escludere la malattia, perché l'escrezione non avviene
in modo continuo, mentre il rinvenimento del parassita
costituisce una diagnosi certa.
Terapia
La possibilità di miglioramento o
guarigione è molto variabile. I casi lievi hanno buone
possibilità di guarire completamente; la prognosi è
tanto più sfavorevole quanto più gravi sono i sintomi
nervosi. Alcuni casi regrediscono spontaneamente senza
trattamento, forse per la risposta immunitaria del
coniglio. Le lesioni renali regrediscono con il
trattamento senza lasciare conseguenze.
Dal momento che non è possibile
differenziare con certezza se i sintomi nervosi sono
dovuti all'encefalitozoonosi o alla pasterurellosi,
alcuni veterinari consigliano di iniziare il trattamento
di entrambe le malattie (in attesa eventualmente dei
risultati dell'esame sierologico o di altri test),
procedendo con la somministrazione sia di antibiotici
che di antiparassitari. L'utilizzo di farmaci
antinfiammatori, per attenuare i sintomi nervosi, è
controversa, e deve comunque essere limitato ad una sola
somministrazione all'inizio della terapia. Per ora
tuttavia mancano dati certi sull'efficacia di
antiparassitari, quali l'albendazolo o il fenbendazolo,
sul parassita; inoltre il dosaggio di questi farmaci è
empirico e non sostenuto da test clinici; non ci sono
comunque, di norma, effetti collaterali dannosi.
Può essere di aiuto anche la
somministrazione di farmaci sedativi quali le
benzodiazepine o di farmaci contro la cinetosi (il mal
di macchina).
Nelle prime fasi della malattia, quando
il coniglio è incoordinato e tende a rotolare al minimo
tentativo di muoversi, può essere utile confinare
l'animale in una gabbia imbottita con un panno morbido
(invece paglia, ghiaino per gatti, e simili materiali
devono essere evitati perché possono causare lesioni
agli occhi). Dal momento che il cervello ha grandi
capacità di compensare le lesioni vestibolari, appena
possibile occorre incoraggiare il coniglio a muoversi e
a fare attività. L'immobilizzazione prolungata ostacola
il recupero funzionale, e quindi è sconsigliata.
L'appetito viene considerato un valido
indicatore della prognosi: i conigli che continuano ad
alimentarsi, seppure con qualche aiuto da parte del
proprietario, solitamente guariscono. Quelli che
rifiutano il cibo difficilmente superano la malattia.
I sintomi possono regredire
completamente, oppure può permanere una deviazione della
testa da un lato (il cosiddetto "torcicollo") più o meno
pronunciato. Nonostante il torcicollo, il coniglio è di
solito in grado di condurre una vita pressoché normale e
felice, e non va quindi presa in considerazione
l'eutanasia solo per la presenza di questo sintomo..
Se un coniglio ha una sospetta infezione
da E. cuniculi, i conigli che sono stati in
contatto con lui possono essere trattati preventivamente
con farmaci attivi contro il parassita, quali
albendazolo o fenbendazolo, che hanno dimostrato
sperimentalmente di prevenire la malattia in conigli
appositamente infettati.
Disinfezione
Ogni materiale che è venuto a contatto
con l'urina andrebbe preferibilmente eliminato o
distrutto, in quanto non ci sono studi sull'efficacia
dei vari disinfettanti nei confronti di E. cuniculi.
In alternativa si possono utilizzare i disinfettanti a
base di fenoli o una soluzione concentrata di varechina,
entrambi da risciacquare con cura.
Punti chiave
· La reale incidenza dell'encefalitozoonosi
nei conigli da compagnia in Italia è sconosciuta, così
come permangono ancora molti punti oscuri sulla
conoscenza della malattia in questa specie.
· La malattia è una potenziale zoonosi,
ma rappresenta un rischio significativo solo per
individui con gravi compromissioni del sistema
immunitario
· L'infezione si verifica con
l'ingestione delle spore del parassita
· La fonte di contagio principale è
l'urina emessa dai conigli infetti
· La presenza di un'infezione non
significa necessariamente la comparsa di segni clinici
· Non esiste una diagnosi certa della
malattia nel coniglio vivo
· Il test sierologico, che valuta la
presenza di anticorpi, è di significato incerto
· Molte altre malattie causano segni
clinici simili all'encefalitozoonosi
· Non si conosce la reale efficacia della
terapia
· In seguito alla malattia può verificare
la guarigione completa, o miglioramenti di grado
variabile, o la morte
In conclusione, è piuttosto improbabile
che un coniglio di più di quattro mesi di età che vive
in appartamento, isolato da altri animali, possa
contrarre un'infezione da E. cuniculi. In caso di
"torcicollo", l'encefalitozoonosi in questo caso non è
sicuramente ai primi posti nella lista delle diagnosi
differenziali.
Tratto da
(http://www.aaeweb.net)a cura della Dott.
Marta Avanzi Medico Veterinario
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