Tra le specie di tartarughe, la caretta caretta è la più diffusa nel Mar Mediterraneo ed è conosciuta anche con il nome di tartaruga marina comune. È carnivora e vive tra le zone superficiali del mare aperto e tra i fondali bassi. È sulla sabbia che le femmine depositano le uova durante la notte, compiendo lunghe migrazioni tra le zone in cui si alimentano e quelle dedicate alla riproduzione.
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Dopo due mesi circa le uova si dischiudono e i piccoli raggiungeranno la maturità intorno all’età di 20-30 anni. Il piccolo esce dal guscio grazie alla presenza del “dente da uovo” una struttura che poi verrà riassorbita. Biologicamente le neonate tartarughe sono programmate in maniera tale da dirigersi automaticamente verso la zona più luminosa, il mare appunto per il riflesso delle stelle e della luna sulla sua superfice. Il problema sorge quando le fonti d’illuminazione artificiale create dall’uomo vanno a costituire motivo di disorientamento per i neonati. Uno dei tanti problemi legati all’attività umana che ha portato la caretta caretta a essere seriamente minacciata e a trovarsi al limite dell’estinzione, tanto da essere inserita dall’IUCN nella categoria di minaccia EN-Endangered. Anche la cosiddetta antropizzazione delle spiagge infatti incide negativamente sulla possibilità per le nostre amiche tartarughe di deporre tranquillamente le uova e tornarsene in mare, così come la pesca, che rappresenta un gravissimo problema, dato che rimangono spesso impigliate negli attrezzi utilizzati dai pescatori.
Generalmente le tartarughe nidificano nelle zone orientali, in particolare in Grecia, Turchia, Cipro e la Libia, in Italia l’attività del WWF per fortuna preserva zone in cui possono nidificare in pace e ha attivato dei Centri di Recupero per tutelare le longeve creature.