Caretta caretta

Tra le specie di tartarughe, la caretta caretta è la più diffusa nel Mar Mediterraneo ed è conosciuta anche con il nome di tartaruga marina comune. È carnivora e vive tra le zone superficiali del mare aperto e tra i fondali bassi. È sulla sabbia che le femmine depositano le uova durante la notte, compiendo lunghe migrazioni tra le zone in cui si alimentano e quelle dedicate alla riproduzione.

©panthermedia.net/Kirill Zdorov

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Dopo due mesi circa le uova si dischiudono e i piccoli raggiungeranno la maturità intorno all’età di 20-30 anni. Il piccolo esce dal guscio grazie alla presenza del “dente da uovo” una struttura che poi verrà riassorbita. Biologicamente le neonate tartarughe sono programmate in maniera tale da dirigersi automaticamente verso la zona più luminosa, il mare appunto per il riflesso delle stelle e della luna sulla sua superfice. Il problema sorge quando le fonti d’illuminazione artificiale create dall’uomo vanno a costituire motivo di disorientamento per i neonati. Uno dei tanti problemi legati all’attività umana che ha portato la caretta caretta a essere seriamente minacciata e a trovarsi al limite dell’estinzione, tanto da essere inserita dall’IUCN nella categoria di minaccia EN-Endangered. Anche la cosiddetta antropizzazione delle spiagge infatti incide negativamente sulla possibilità per le nostre amiche tartarughe di deporre tranquillamente le uova e tornarsene in mare, così come la pesca, che rappresenta un gravissimo problema, dato che rimangono spesso impigliate negli attrezzi utilizzati dai pescatori.

Generalmente le tartarughe nidificano nelle zone orientali, in particolare in Grecia, Turchia, Cipro e la Libia, in Italia l’attività del WWF per fortuna preserva zone in cui possono nidificare in pace e ha attivato dei Centri di Recupero per tutelare le longeve creature.

Vaccinazione del gatto

© Marty Haas - Fotolia

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Il latte materno, come già riferito nell’articolo precedente “Gatto non svezzato: che fare?”, ha un altissimo potere immunologico. Dopo lo svezzamento gli anticorpi permangono nei cuccioli ancora per circa una settimana. Dato che normalmente si adottano i gatti intorno alla ottava o nona settimana di vita, quindi quando la protezione di origine materna viene a mancare, è importante recarsi subito dal veterinario e sottoporre il nuovo cucciolo ai vaccini necessari.

Adottare un gatto è una decisione importante e comporta una serie di responsabilità da non sottovalutare. Soprattutto tutelare la sua salute è un compito di grande importanza. Fino a quando non si è completato il ciclo vaccinale, che garantisce una protezione, è opportuno non mettere il proprio micino in contatto con altri gatti non vaccinati. Le vaccinazioni permettono di immunizzare il micino contro malattie molto gravi, a volte addirittura incurabili. Le vaccinazioni proteggono il gatto da malattie infettive e, come anche negli esseri umani, stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi.
I gatti che comunemente escono di casa sono più a rischio dato che entrano più facilmente in contatto con virus e/o batteri. Questi gatti dovrebbero sottoporsi alla vaccinazione completa. Si consiglia di fargli fare il cosiddetto vaccino “pentavalente”, che tutela il gatto da numerose malattie: la Panleucopenia, Rinotracheite infettiva, Calcivirus, Leucemia felina e Clamidiosi.
Per il gatto “domestico”, che quindi non entra in contatto con altri animali e non esce di casa, è consigliabile il vaccino “trivalente”. Questo tipo di vaccino è obbligatorio e protegge il gatto dalle seguenti malattie: la Panleucopenia, Rinotracheite infettiva e la Calciviris.
La vaccinazione antirabbica è obbligatoria solo in caso di espatrio o nei Comuni dove si sono verificati casi di rabbia in precedenza.

Sperimentazione animale

La crudeltà con la quale ancora oggi vengono trattati gli animali non trova nessuna spiegazione accettabile. Le campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle torture alle quali vengono sottoposti gli animali per le sperimentazioni di prodotti, cosmetici, vaccini, tecniche chirurgiche ed altro sono diffuse e molto attive in vari Paesi.

© lculig - Fotolia

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Eppure veri e propri laboratori di morte ricevono continuamente commissioni dalle maggiori industrie per testare i propri prodotti. Una rapida ricerca in internet consentirà di apprendere quali sono le aziende che maggiormente si affidano a questi metodi barbari e dove sono i centri. Fortunatamente in Italia la normativa è piuttosto severa in merito alle sperimentazioni su animali. Già nel 1992 le leggi italiane erano ancora più restrittive rispetto a quelle comunitarie. Attualmente gli animali randagi non possono essere impiegati nei laboratori e cani, gatti e scimmie possono essere impiegati solo nei casi in cui venga dimostrata la necessità di testare i prodotti o le tecniche su animali con un sistema neurologico superiore, la vivisezione sull’animale vivo non viene più praticata e l’anestesia in caso si sperimentazioni è obbligatoria.

Sembrano norme piuttosto scontate che cercano di edulcorare una pratica comunque barbara in se; eppure nel resto del mondo le condizioni degli animali nei laboratori sono veramente agghiaccianti. Ricordiamo inoltre che la sperimentazione animale per i prodotti cosmetici è vietata, anche se recente è la notizia che alcuni colossi della cosmesi, quali Avon e Estee Lauder siano ricorsi nuovamente a test su animali commissionati in Cina, Paese in cui non esiste una legislazione in materia e che addirittura richiede determinati test che non escludono l’impiego di animali.

Speriamo che anche in Paesi come la Cina il processo verso l’accettazione degli standard internazionali in merito alla tutela degli animali avvenga in tempi brevi e supportiamo tutte le associazioni che combattono in tutto il mondo questa inumana crudeltà.

Viaggiare in macchina

I nostri amici a quattrozampe non amano molto viaggiare. I veterinari consigliano di sottoporli il meno possibile a questo tipo di stress. Nel caso però non ci sia altra soluzione, esistono alcune regole importanti da seguire dettate dal Codice della Strada e dal buon senso. L’articolo 169 del Codice della Strada stabilisce esattamente le modalità di trasporto. Un cane di taglia medio-grande deve essere custodito durante il tragitto nel vano posteriore appositamente diviso da una rete o da un altro mezzo idoneo. La rete installata in via permanente deve essere autorizzata dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. la Motorizzazione Civile. Nel caso la vettura fosse troppo piccola da consentire il trasporto di un cane grande in un vano apposito è consigliabile la vendita auto e l’acquisto di una vettura più spaziosa. Il trasporto di un gatto o un cane di taglia piccola è invece permesso in gabbia. Le violazioni vengono punite con una sanzione amministrativa che può andare dai 68,50 ai 275,10 Euro. Oltre alla multa si aggiunge la decurtazione di un punto dalla patente di guida.

© amidala - Fotolia

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Non dovrebbe essere solo il Codice della Stradaad evitare le sofferenze all’animale domestico, ma anche il buon senso del padrone. Un cane non va mai lasciato nell’auto posteggiata con i finestrini chiusi a temperature alte. Inoltre è importante mantenere uno stile di guida sicuro evitando le distrazioni per diminuire il rischio di contusioni al proprio animale. Inoltre è consigliabile far abituare l’animale sin da giovane alla macchina, un ambiente per lui del tutto nuovo. Gli esperti consigliano, prima di intraprendere un lungo viaggio, di far salire il cucciolo alcune volte in macchina senza accendere il motore e poi di percorrere tratti brevi. Questi esperimenti vanno eseguiti quando il cane è a digiuno per evitare spiacevoli inconvenienti.

 

Come proteggerli dal freddo

© Buffy1982 - Fotolia

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Non sono solo gli uomini a soffrire per il maltempo e l’ondata di geloche sta attraversando da più di una settimana la penisola italiana.

Il gelo infatti non altera solamente le abitudini delle persone, ma anche quelle dei nostri cari amici a quattrozampe suscitando nei padroni dubbi e preoccupazioni. Con le temperature sotto lo zero i gatti, che come noto detestano il freddo e il bagnato, sono generalmente più nervosi ed agitati. Soprattutto i gatti abituati ad uscire regolarmente si sentono disorientati e perdono alcuni punti di riferimento. Questo comporta nei gatti un aumento della richiesta di cibo. È consigliabile in questi casi passare più tempo a giocare con loro in modo che essi scarichino le loro tensioni.

Anche i cani giovani hanno dei problemi con le temperature ghiacciate ed in molti casi soffrono di un blocco intestinale. In questi casi i veterinari consigliano di spalare un angolino nel giardino dove vanno solitamente a fare i loro bisogni. Il rapporto che ha il cane con la neve dipende dalla razza, infatti alcuni di loro gradiscono addirittura la neve. È consigliabile coprire i cani di taglia piccola con un cappottino per le passeggiate lunghe. Mentre ai cani di taglia medio-grande non serve un indumento, dato che non disperdono facilmente il calore come quelli di taglia piccola. Anche se la richiesta di cibo da parte dei vostri animali domestici aumenta, è meglio conservare la solita alimentazione, a meno che non si tratti di cani che si muovono molto e fanno sforzi all’aria aperta. I padroni che fanno dormire i cani all’aperto devono stare attenti a tenere sempre le cucce asciutte quindi che le coperte non siano bagnate. Può essere utile mettere una tendina all’entrata della cuccia per proteggere i cani dal freddo.

Gatto non svezzato: che fare?

È facile in Italia trovare per strada un gattino non svezzato. I cuccioli possono facilmente perdere la mamma a causa di maltempo oppure vengono purtroppo abbandonati da noi umani. Se si trova un gattino non svezzato è bene intervenire subito perché potrebbe non essere in grado di sopravvivere alla distanza dalla mamma.

© Magalice - Fotolia

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È importante seguire i consigli degli esperti perché un gattino ha bisogno di più attenzioni e di alcune regole basilari per crescerlo in salute. Una delle cose più importanti è il calore, dato che un cucciolo fino alla terza settimana di vita non è in grado di regolare da solo la sua temperatura corporea. La temperatura corporea troppo bassa potrebbe avere delle conseguenze devastanti per il cucciolo felino. Necessita quindi di una fonte di calore costante. La cosa migliore è recarsi in farmacia e comprare dei termofori elettrici che normalmente si utilizzano per i dolori articolari. Questi termofori permettono di mantenere una temperatura costante che invece altri mezzi come i maglioni e le coperte di lana non offrono. Come noi umani, anche i gattini hanno bisogno di mangiare regolarmente, con un intervallo tra un pasto e l’altro che varia da 2 a 6 ore a seconda dell’età. Questa regola è indispensabile per evitare il calo glicemico. L’alimentazione deve essere, durante tutto il primo mese di vita, a base di latte apposito in polvere per cuccioli non svezzati. È anche consigliabile il latte di capra intero. Il latte somministrato deve avere una temperatura di 38 gradi. Il gattino deve mangiare al giorno il 25-30% del suo peso corporeo seguendo attentamente gli orari. Il latte va somministrato con il biberon o con una siringa. Un’altra regola fondamentale da seguire è la somministrazione di antibiotici dato che un cucciolo rimasto orfano non ha la copertura degli anticorpi della madre che dovrebbe ricevere giornalmente con il latte. È per questo indispensabile recarsi immediatamente da un veterinario nel caso si trovasse un cucciolo per strada.

Allergia al pelo del gatto

Crescere con un animale in casa è meraviglioso e può dare molto ad un bambino. Oltre all’affetto che si riceve da un amico a quattro zampe, crescere con un animale domestico può essere anche di grande aiuto per la salute. Infatti secondo lo studio pubblicato dalla rivista scientifica “Journal of Allergy and Clinical Immunology” sarebbe più semplice sviluppare un’allergia al pelo felino se si adotta un gatto da adulti, sarebbe infatti in questo caso più facile sviluppare una reazione allergica. L’articolo, scritto da Giuseppe Verlato, professore dell’Università degli Studi di Verona, afferma che il rischio si raddoppia nel caso che l’adulto abbia già altre forme allergiche, soprattutto allergie che si manifestano con problemi alle vie respiratorie. Bisogna quindi ponderare bene la scelta di adottare un gatto, soprattutto per coloro che soffrono già di fenomeni allergici legati ad altri fattori. Lo studio  sostiene che per un bambino la presenza di un cucciolo tra le mura domestiche potrebbe invece aiutare a prevenire la forma di allergia verso i peli del gatto.

© JM Fotografie - Fotolia

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La ricerca è stata condotta negli anni novanta ed ha coinvolto 6000 adulti tra i 20 e i 44 anni. Durante lo studio approfondito gli studioso si sono occupati di osservare i livelli di Immunoglobulina E, uno specifico anticorpo che rilascia l’organismo nel momento in cui questo entra in contatto con il pelo felino. Un adulto con alle spalle una storia clinica legata a eczemi, crisi asmatiche ed altri problemi respiratori, ha presentato possibilità maggiori di sviluppare una nuova allergia. Prima di adottare un gatto, è quindi raccomandabile tener conto delle proprie condizioni di salute sottoponendosi magari ad un test cutaneo, il “prick-test”. Purtroppo se la nostra salute non ce lo permettesse, dovremmo rinunciare, se pur a malincuore, ai nostri cari ed affettuosi amici a quattro zampe.

Capodanno sicuro

Puntualmente per salutare il nuovo anno si ricorre a botti e fuochi d’artificio. La tradizione vuole che il botto allontani gli spiriti negativi dello scorso anno, che si ritrovano così impossibilitati ad “entrare” nel nuovo. È un segno di festa, di euforia, di gioia per un inizio, si spera sempre più proficuo e foriere di buone novelle.

© VRD - Fotolia

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Eppure, specialmente in Italia, il problema legato ai botti di capodanno sembra ogni anno accrescere il numero di feriti e in taluni casi di morti. Botti illegali, fuochi artigianali che costano dolore, perdita di arti, cecità ad un numero considerevole di malcapitati. Non siamo solo noi uomini a soffrire per le conseguenze di un’usanza, da taluni percepita come barbara; sono i nostri amici a quattro zampe e il mondo degli animali in genere. Così come moltissimi bambini scoppiano in lacrime per la paura dei botti, così tanti animali si ritrovano nella medesima situazione, spiazzati da un fragore innaturale ed improvviso.

Ecco che l’Aidaea (associazione italiana difesa animali e ambiente) denuncia la morte di 5.000 animali – 500 cani e altrettanti gatti, così come uccelli e animali del bosco – che muoiono per la paura indotta dai botti. L’associazione mette a disposizione un servizio per aiutare a prevenire i problemi causati dai botti e salutano con entusiasmo l’impegno di oltre 830 comuni italiani, che hanno varato ordinanze grazie alle quali i botti di San Silvestro vengono del tutto o parzialmente vietati. Le prospettive parlano di un numero di circa 1.200 Comuni che dovrebbero in futuro aderire all’iniziativa, seguendo l’esempio della provincia di Bergamo che si classifica come la più attenta con il maggior numero di comuni aderenti alla politica anti botto. Tutelati verranno così non solo gli animali domestici, ma anche quelli selvatici e i cavalli.

Un numero attivo è inoltre messo a disposizione dalla Aidaea per avere informazioni e suggerimenti; si può anche firmare online la petizione per chiedere il divieto assoluto per i botti di capodanno: al momento si contano 7.000 firmatari, ci auguriamo che il numero possa crescere sempre di più.

Attenzione al peso!

© Willee Cole - Fotolia

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Non siamo solo noi umani ad avere problemi che riguardano i chili di troppo accumulati durante le vacanze di Natale. Anche i nostri amici a quattro zampe ne hanno. Durante i giorni festivi tendiamo a dare ai nostri cani e gatti più cibo. Spesso vengono dati loro i resti delle nostre abbuffate natalizie o di fine anno, cosa che non si dovrebbe fare assolutamente dato che i nostri animali domestici non devono mangiare troppe calorie ed in particolare nessun alimento troppo salato o speziato. È proprio l’Associazione italiana in difesa degli animali e dell’ambiente (Aidaea) ad avvertire gli italiani del rischio sovrappeso tra cani e gatti. In tutto si è stimato che sono 3 milioni i cani e 2 milioni i gatti a rischio sovrappeso ed almeno la metà di loro addirittura a rischio obesità.

Ci sono alcune regole da seguire per evitare di creare problemi di peso ai nostri cari amici a quattro zampe. È importantissimo non dare loro gli avanzi del nostro cibo e evitare di mettere nella loro ciotola le ossa, soprattutto se si tratta di ossa sottili che potrebbero creare dei danni gravi alla salute. Mai dare loro cibi fritti, salse e sughi. Inoltre la cipolla per gli animali potrebbe essere letale. Da evitare accuratamente sono anche i dolci come la cioccolata e i panettoni. Quindi evitate di dare ai vostri animali domestici troppe calorie, soprattutto se fanno una vita sedentaria. Se qualcuno volesse dar loro cibi diversi dal solito, si può cucinare a vapore della carne magra o mettere nella loro ciotola frutta o verdura, che a contrario di quello che si pensa, viene spesso gradita dagli animali. È quindi di grande importanza un’alimentazione corretta e sana.

Dato che a Natale si è più buoni, sarebbe anche bello dedicare un pensiero ai cani e ai gatti randagi mettendo fuori casa una ciotola con del cibo secco o umido ed una ciotola d’acqua. Questa iniziativa che si chiama “Ciotola Natalizia” è stata sostenuta dall’Aidaea. 

I porcellini d’India

 

Amatissimo dai bambini il porcellino d’India è un compagno tenero e facile da accudire. Appartiene alla famiglia dei roditori così come i topi, gli scoiattoli e le marmotte, vive nella grandi distese argentine o brasiliane in piccoli gruppi. Sono animali lenti, che per sfuggire al pericolo preferiscono rintanarsi in una cavità in cerca di riparo. Essenzialmente erbivori, anche nell’alimentazione domestica al porcellino non deve mai mancare una fonte di vitamina c, oltre a verdure ben lavate e a temperatura ambiente. Il loro peso non supera quasi mai il kilogrammo e in cattività riescono a vivere fino 8 anni, a differenza dei 3-4 anni all’aperto.

© Osterland - Fotolia

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Di particolare interesse è la comunicazione tra porcellini che si basa su segnali acustici, simili a squittii associati ad un preciso messaggio. Vengono utilizzati anche i messaggi olfattivi, specialmente nel periodo della riproduzione. Questa inizia già intorno ai due mesi di vita e dura sessanta giorni, al termine della quale può nascere un numero variabile tra 1 a 6 cuccioletti, già ricoperti di pelo. A casa i porcellini hanno bisogno di una loro gabbietta, ampia ovviamente, in cui mangiare, bere e rintanarsi in una sorta di “casetta”; anche la temperatura è importante e non dovrebbe mai superare i 26 gradi, ricordatevi inoltre di spazzolare a lungo i vostri animaletti se a pelo lungo. L’unico problema legato alla libera circolazione dei porcellini in casa è legato alla presenza dei loro 20 dentini, che potrebbero rosicchiare la vostra mobilia. Quindi sorvegliateli. Un ultimo accenno a un risvolto tragico che investe il mondo dei porcellini d’India, così erroneamente chiamati per via della convinzione di Cristoforo Colombo di aver trovato, invece che il Nuovo continente, le Indie.

Gli indios infatti utilizzavano un termine da cui oggi deriva “cavia”, sinonimo di porcellino d’India. Questi teneri animaletti vengono infatti utilizzati nel campo della ricerca scientifica per effettuare test di laboratorio, una pratica che aborriamo con sdegno e che ci auguriamo venga presto definitivamente vietata.